Genoud, il “banchiere nero” dei nazisti in fuga

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L’ultimo rifugio delle SS

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Il 30 maggio 1996, dopo essere caduto in un grave stato depressivo in seguito alla morte della seconda moglie, Francois Genoud si toglieva la vita nella sua casa di Pully, nei pressi Losanna, ingerendo una dose di veleno preparata dall’organizzazione di assistenza al suicidio Exit.

Genoud era un noto faccendiere svizzero, salito alla ribalta per le sue mai sconfessate posizioni politiche di estrema destra.

D’altronde, durante la Seconda guerra mondiale, era stato un agente dei servizi segreti della Germania soprattutto in Medio Oriente, e subito dopo era diventato l’esecutore testamentario di Joseph Goebbels, ministro nazista della Propaganda,  nonché il detentore dei diritti per la pubblicazione delle opere di Adolf Hitler, Martin Bormann e dello stesso Goebbels.

In seguito provvide a finanziare le spese legali sostenute dalla difesa di Adolf Eichmann e convinse Klaus Barbie a farsi difendere dall’amico Jacques Verges, per tutti “l’avvocato del diavolo”, poiché aveva assistito anche militanti del Fronte di Liberazione Nazionale palestinese.

Genoud mantenne successivamente legami con cellule del terrorismo palestinese (Bruno Bréguet) e col mercenario venezuelano Ilich Ramirez Sanchez (detto anche ‘Comandante Carlos’) e sua moglie Magdalena Kopp.

Il faccendiere merita una menzione speciale per il suo ruolo determinante nel finanziamento della rete di fuga dei nazisti, con rotta verso l’Argentina.

Egli era infatti il rappresentante della Croce Rossa svizzera a Bruxelles e, secondo Simon Wiesenthal e il giornalista David Lee Preston, fu anche il principale responsabile finanziario dei beni del Terzo Reich, nascosti in Svizzera dopo la disfatta.

Marco Dolcetta sottolineava che parte del tesoro affidato dai nazisti all’Argentina, fu depositato a Ginevra presso la Genoud & C., di cui Genoud era presidente, «unico banchiere svizzero, a detta di Juan Perón, a essere stato onesto con lui, rendendogli l’intera cifra depositata dai tedeschi in certi conti cifrati con esplicita delega di ritiro a nome dei coniugi Perón».

Soprannominato “il banchiere nero”, Genoud rimane ancor oggi un personaggio avvolto in un manto di mistero: nonostante fossero note le sue attività, nessuno si prese mai la briga di andare davvero a fondo per smascherarle.

Il banchiere era di chiara fede nazista, ammirava oltremodo Adolf Hitler e negava la realtà evidente della soluzione finale praticata dai tedeschi nei confronti degli ebrei.

Nel dopoguerra creò anche la prima banca commerciale araba, che custodiva le finanze del Fronte di Liberazione Nazionale della Palestina, e la Banca popolare araba.

Il giornalista David Lee Preston scriveva nel 1997 che, verso la fine degli anni Cinquanta, «Genoud aveva istituito conti bancari svizzeri per conto degli eserciti di liberazione nordafricani di Marocco, Tunisia e Algeria. Nel 1958, in collaborazione con un siriano – e con Hjalmar Schacht come consigliere – Genoud istituì la Arab Commercial Bank a Ginevra, per gestire la cassa di guerra per i separatisti algerini… Quando nel 1962 fu proclamata l’indipendenza algerina, Genoud divenne direttore della Banca del popolo arabo ad Algeri. Ha portato con sé il suo amico Schacht, molto apprezzato. Ma due anni dopo, Genoud fu arrestato in Algeria e accusato di violare le norme sul controllo dei cambi nel trasferimento di $ 15 milioni di denaro FLN a una banca svizzera. L’intercessione del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser permise a Genoud di evitare il processo. Dopo una battaglia di 15 anni nei tribunali svizzeri, i soldi furono restituiti in Algeria».

Hjalmar Schacht, in affari con Genoud, era soprannominato ‘il banchiere di Hitler’, poiché fu ministro dell’economia nel governo del Fuhrer dal 1934 al 1937, dal 1935 anche plenipotenziario generale per l’economia di guerra del Terzo Reich.

Il giornalista Rafael Poch, sulle pagine del quotidiano La Vanguardia, rivela che la moglie di Skorzeny, la contessa Ilse Luthje, era la nipote di Hjalmar Schacht, e questo spiega gli affari di Genoud con ‘il banchiere di Hitler’ nel dopoguerra.

Genoud era un buon amico di Paul Dickopf, capo della Polizia Federale Tedesca (in sigla BKA) e dal 1968 al 1973 presidente dell’Interpol, l’organizzazione internazionale che coordina le polizie di quasi tutto il mondo nel contrasto al crimine. Dopo la sua morte, si scoprì che Dickopf era stato, anche lui, un fervente nazista inquadrato nelle SS. Dickopf fu impiegato infatti dai servizi segreti del Terzo Reich in Svizzera, venendo poi riciclato nell’apparato della CIA con il compito di fornire informazioni riservate sul conto del cancelliere Willy Brandt – che stava perseguendo all’epoca politiche troppo autonome rispetto agli interessi degli Stati Uniti -, come evidenziato da documenti declassificati della stessa agenzia di intelligence.

Il giornalista Giampiero Martinotti scrive che Genoud «era ritenuto il finanziatore di diversi attacchi terroristici, incluso il dirottamento di un volo Lufthansa che terminò con milioni di dollari di riscatto pagati ai palestinesi, e anche il massacro delle Olimpiadi di Monaco nel 1972, che finì coll’assassinio di 11 atleti israeliani. In risposta a questi attacchi terroristici, Dickopf – allora capo dell’Interpol – insistette che non era compito dell’Interpol risolvere i crimini del terrorismo internazionale, facendo proprio un approccio radicale di “non intervento”».

Un altro amico del ‘banchiere nero’ era Karl Wolff, il generale delle Waffen-SS che già nei primi mesi del 1945 negoziò segretamente la resa delle forze armate tedesche in Italia con Allen Welsh Dulles, responsabile in Europa dell’Office of Strategic Services (OSS), il servizio segreto americano antesignano della CIA. La cosiddetta Operazione Sunrise, che fu interrotta il 12 aprile 1945 dopo la morte del presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt e l’intervento dei diplomatici russi, si concluse comunque in un fallimento, poiché le truppe tedesche erano già in ritirata.

Genoud era in stretti rapporti d’amicizia anche con Otto Skorzeny, Tenente colonnello delle Waffen-SS, inquadrato in una squadra speciale addestrata ai sabotaggi, diventato uno dei preferiti di Hitler, anche per aver partecipato il 12 settembre 1943 alla liberazione di Benito Mussolini dalla prigione a Campo Imperatore del Gran Sasso.

 

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