Lettere da Amarna

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Una delle lettere di Amarna, indirizzata dal faraone Akhenaton (Amenofi IV) ad Aziru principe di Amurru (Libano). Testo cuneiforme accadico, 1350 a.C. (Museo Vorderasiatisches, Berlino, 2019, Osama Shukir Muhammed Amin FRCP)

Nel 1887 a Tell el-Amarna, sulle rive del Nilo, nell’archivio che fu di Amenofi III e Akhenaton (Amenofi IV) – quindi in un periodo ricompreso nei regni di questi faraoni (1408-1354 a.C.), venne alla luce un frammento in cuneiforme di epoca cassita, un popolo proveniente dall’Iran, che governò in Mesopotamia nel XVI secolo a.C.

Il testo, su cui verosimilmente si esercitavano gli scribi egizi, narra delle gesta di Nergal, Ereshkigal e Adapa.

Il testo che narra delle gesta di Adapa è fra l’altro il più antico e integro: altri tre frammenti che citano le sue vicende, seppur lacunosi, sono stati rinvenuti a Ninive e appartengono al celeberrimo archivio voluto da Assurbanipal nel VII secolo a.C.

Maria Giovanna Biga, professore associato di Religioni del Vicino Oriente antico presso l’Università di Roma La Sapienza, rileva che «Il faraone aveva una scuola di scribi che leggevano e scrivevano in cuneiforme la lingua accadica, come dimostrano anche alcuni testi letterari e lessicali ritrovati a el-‘Amarna, prova evidente che gli scribi egiziani apprendevano a scrivere l’accadico sui testi letterari mesopotamici».

La presenza di nuclei narrativi, come la Leggenda della nascita di Sargon, è senz’altro collegata a pratiche didattiche risalenti alla tarda età del bronzo, quindi molto posteriori alla redazione della leggenda stessa, attestate sia a El-Amarna sia ad Hattusa, come ricorda Stephanie Dalley, già docente di Lingua e cultura assiro-babilonese all’University of Oxford.

L’archivio dei faraoni conteneva quelle che furono chiamate Le lettere di Amarna, cioè la corrispondenza dell’epoca che i regnanti d’Egitto intrattenevano con gli altri sovrani, compresi quelli di Babilonia. Si tratta di 382 testi, quasi tutti scritti in accadico, che testimoniano i rapporti epistolari che l’Egitto aveva con la corte cassita di Babilonia, Assur, Khattusha, Biblo, Amurru, Apasa (Efeso), Cipro e il regno dei Mitanni.

A volte le tavolette, prima di essere spedite, venivano inserite in ‘buste’ d’argilla, cioè contenitori formati da strati sottili d’argilla sulla cui superficie veniva impresso l‘argomento delle lettere e il sigillo che ne confermava l’autenticità.

Una missione archeologica delle Università di Pisa e Siena, in collaborazione con quella irachena di al-Qadisiyyah, coordinata da Anacleto D’Agostino, docente di Archeologia del Vicino Oriente, ha recentemente rinvenuto decine di frammenti di queste custodie, nonché  blocchetti d’argilla con impronte di sigillo o corda applicate a chiusura, a Tell as-Sadoum nell’Iraq centro-meridionale, in quella che un tempo si chiamava Marad (Marda), un’antica città mesopotamica già nota nel III millennio a.C. Il sito archeologico di questa cittadina si trova sulle rive dell’Eufrate, tra Babilonia, Borsippa e Kish a nord-ovest e Nippur e Isin a sud-est.

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