La scienza celata

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Ammasso aperto delle pleiadi, da Martina Franca (TA) con Tripletto Apocromatico e camera astronomica, 2 Dicembre 2019 (Luca Dinoi)

Secondo una tradizione ormai consolidata, i principi della scienza sarebbero stati trasmessi al genere umano da Thot, una divinità lunare egiziana, diventata per i greci Hermes Trismegisto.

Murry Hope, ne Il segreto di Sirio, rifacendosi ai pochi documenti esistenti e citando l’opera del teosofico George Robert Stowe Mead, deduce che il termine Thoth o Ermes fosse in realtà un titolo attribuito ai componenti di una casta sacerdotale, custode della storia e dei documenti dell’antichità. Uno di questi sacerdoti sarebbe Manetone, che professava il culto di Serapide, una divinità che in origine poteva essere Osiride.

Il modo in cui fu dispensata questa conoscenza, stando alle parole di Giorgio de Santillana ne Il Mulino di Amleto, potrebbero essere i racconti mitologici poiché contengono informazioni occultate, così confezionate da una classe sacerdotale per trasmettere il sapere alle masse, in modo che quella sapienza non andasse perduta.

Non sappiamo la ragione per cui fu utilizzata tale insolita forma, ma possiamo azzardare delle ipotesi: quelle notizie non potevano essere ufficialmente divulgate in ragione di qualche divieto, oppure erano ritenute così pericolose per l’uso che ne avrebbe potuto fare il genere umano.

Fatto sta che, sovente, quelle leggende contengono straordinarie connessioni con alcune costellazioni e con la precessione degli equinozi, la lenta rotazione dell’asse della Terra attorno alla verticale, causata dalla forma irregolare del nostro pianeta e dalle forze di gravitazione subite dalla Luna e dal Sole. Un giro completo si compie in 25920 anni ed è chiamato anche anno platonico: in questo arco di tempo, la posizione delle stelle e dei poli celesti si modifica.

Anche gli edifici del passato, spesso opere megalitiche che rivestivano un’apparente valenza religiosa, erano orientati a est – verso l’alba del Sole e quindi la vita -, oppure a ovest – che da sempre rappresenta la morte -, allineati in sostanza con i punti cardinali e in grado di riprodurre in terra quello che era visibile nella volta celeste. Spesso queste costruzioni erano in grado di determinare equinozi e solstizi, eclissi, fasi lunari e movimento dei pianeti. Per giungere, come successo a Teotihuacan, alla rappresentazione terrena dell’intero sistema solare, che pare onestamente uscire da ogni logica.

Accettando che tale metodo costruttivo possa essere stato, in qualche modo, utile all’agricoltura per determinare tempi e metodi della semina, non possiamo sottovalutare altre finalità, soprattutto per quanto si è appena scritto.

La ragione per cui l’astronomia fosse nell’antichità una delle scienze più avanzate, rimane un grande mistero. Tralasciando il moto del Sole, della Luna e delle stelle più luminose, che sicuramente avranno attirato da sempre l’attenzione dei nostri antenati, ci dobbiamo sorprendere quando ci imbattiamo, e non solo nei contenuti intrinseci dei miti, in ben altre conoscenze.

Venere, la costellazione di Orione e le Pleiadi, che ancor oggi hanno ben poco da spartire con la nostra quotidianità, facevano perdere il sonno già millenni fa.

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