
“Misteri delle culture precolombiane” (Cerchio della Luna, 2017)
Natividade da Serra è un piccolo paese dello stato di San Paolo, in Brasile. Qui, una decina d’anni fa, in cima a una collina (a circa 250 metri dal ruscello che prende forza dal Paraibuna Rio) sono state rinvenute misteriose rovine, in una zona che almeno fino al 1853 non ha ospitato insediamenti umani.
Spesse lastre in granito
Le spesse lastre in granito, di forma rettangolare (quasi fossero blocchi di muratura), alte 70 centimetri, larghe fino a 80 e lunghefino a duecento, denotato angoli arrotondati e potrebbero pesare quasi 250 chilogrammi.
Hanno un profilo regolare a sei facce e potrebbero essere quel che rimane delle pareti di un edificio.
C’è chi dice si tratti dei resti di una cava risalente al XIX secolo, quando la zona cominciò a essere abitata regolarmente, eppure qualche dubbio rimane perché sarebbe stato più logico estratte rocce in una posizione più agevole.
La cima della collina
La presenza di quella che in origine poteva essere una scalinata, realizzata con una tecnica meno precisa rispetto alle lastre, avvalora l’ipotesi che servisse per raggiungere la cima della collina, ove era presente in origine un edificio sacro a forma piramidale.
Il sito,pur potendo ragionevolmente risalire alla preistoria del Brasile, non è stato ancora monitorato dall’IPHAN (Istituto per i Beni Artistici e Storici).
L’edificio principale è stato quasi completamente rimosso
L’edificio principale è stato completamente rimosso, a parte un unico monolite, probabilmente dai dipendenti dell’azienda agricola di un certo Carlos Frahya, utilizzando anche dei bulldozer.
Qualcuno ha insinuato che il proprietario abbia distrutto quasi completamente il sito, prima alla ricerca d’improbabili tesori, poi per paura di perdere la terra a causa dell’inevitabile interesse archeologico che poteva nascere.
Proprio alcuni dipendenti dell’azienda segnalarono il sito nell’agosto 2002, provocando subito quella deleteria curiosità che anche in questo caso, è evidente dalle tracce, ha prodotto un generalizzato saccheggio.
La piramide che non c’è
Il geologo Paulo Roberto Martinidell’Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais (INPE), uno dei primi a ispezionare il sito, ha rilevato quel che resta di una struttura in granito, una volta rimosso l’accumulo di terra, che potrebbe anche essere la prima piramide edificata in Brasile.
Martini si dice convinto che si tratti di una costruzione realizzata da un’avanzata civiltà primordiale perché i blocchi di granito sovrapposti sono tagliati con precisione, anche se è difficoltoso risalire alla traccia costruttiva originale per la forte azione erosiva che ha fatto scivolare le pesanti pietre.
Il geologo spiega che l’erosione che ha interessato la radice delle montagne può senz’altro spiegare l’affioramento del granito, di origine vulcanica, ma non certo i tagli e la disposizione delle pietre: sulla scorta del telerilevamento (il sistema che produce immagini satellitari della superficie del pianeta), non ha mancato di paragonare le costruzioni a quelle del Nuovo Messico.
Migrazioni d’Amazzonia
La regione è abitata dagli indigeni Tamoios: secondo loro i costruttori di questo e altri monumenti, oggi sepolti dalla folta vegetazione, si deve agli antenati che dimoravano prevalentemente sulla costa dell’attuale stato di San Paolo e Rio de Janeiro.
I Tamoios (“gli anziani”) ritengono tuttora di essere la più antica tribù Tupi –Guarani.
Un migliaio di anni fa si resero protagonisti di una notevole espansione geografica verso l’Amazzonia e altre regioni del Brasile, forse dettata da motivazioni a sfondo religioso.
La migrazione dei Tamoios costrinse la gente Jes, che viveva sugli altopiani, ad abbandonare quei luoghi.
Una cultura certamente avanzata
L’archeologo Placido Cali dell’Università di Sao Paulo suggerisce che la composizione rinvenuta a Natividade da Serra è unica nel suo genere ed è attribuibile a una cultura certamente avanzata, che si discosta notevolmente da quelle che popolarono il Sudamerica.
Il presupposto che i misteriosi costruttori realizzarono questi artefatti utilizzando una roccia cristallina come il granito, caratteristica degli Inca o dei loro antenati,ha riacceso la discussione sulla presenza o meno di questo popolo anche in Brasile.
Il “Peabiru”, un’antica rete di sentieri che si estendeva per tremila chilometri collegando le Ande alle costedell’Atlantico, avrebbe potuto permettere agli Inca di raggiungere il Brasile, attraversando gli stati di San Paolo, Paranà e Santa Catarina.
Tecniche costruttive
Alcune lastre rinvenute nel sito di Natividade da Serra sono effettivamente molto simili ai blocchi di pietra a secco delle murature andine.
C’è chi si arrischia anche a individuare la particolare tecnica costruttiva, facendo paralleli con quella in voga dall’espansione alla caduta degli Inca, a cavallo tra il XV e XVI secolo.
I più arditi hanno riconosciuto nella muratura irregolare, in pietra con malta, una tecnica costruttiva propria della cultura di Caral e Chavin.
Meglio non correre troppo con la fantasia, anche perché della piramide non c’è purtroppo traccia e nessuno ne parla più.
Il Brasile è ancora privo di un retroterra culturale importante e gli scavi archeologici sono scarsi anche per mancanza di fondi; eppure, qualcuno tiene accesa la fiammella dell’immaginazione.
Basse strutture in muratura
Dalle informazioni che ci giungono dall’America latina, un paio di ricercatori indipendenti, Pepe Chaves e A. Fonseca, sono particolarmente attivi nella zona del MinasGerais, dove avrebbero individuato basse strutture in muratura, analoghe a quelle peruviane per via dell’originale taglio delle pietre.
Quando ne sapremo di più, ne daremo conto su queste pagine.
Hai letto un estratto dal libro “Misteri delle culture precolombiane” (Cerchio della Luna, 2017).
