Padri Pellegrini in fuga, una minoranza diventa oligarchia

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Dollari, soldati e petrolio (Tralerighe Libri, 2026) di Simone Barcelli

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I delegati ribelli

Molti tragici avvenimenti, che hanno pesantemente segnato anche il nostro recente passato, curiosamente trovano le proprie radici nella prima guerra per l’indipendenza da una potenza coloniale europea.

La nascita degli Stati Uniti d’America

Il 4 luglio 1776 i delegati di tredici colonie americane – New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud e Georgia – si ritrovarono a Filadelfia per federarsi tra loro, dichiarando l’indipendenza dal Regno di Gran Bretagna.

Coloni poco convinti

In realtà, rivela il giornalista Ferruccio Gattuso, solo una parte dei coloni americani era veramente convinta della necessità di dividersi dalla madrepatria: infatti, un terzo almeno di essi era contrario (i cosiddetti lealisti) e un altro terzo era assolutamente indifferente al problema.

All’inizio del Settecento quelle colonie, collocate lungo la costa atlantica, erano popolate da circa duecentocinquantamila persone, per la maggior parte emigrate dall’Inghilterra a causa della disoccupazione.

Contadini in fuga

Come spiega Luca Codignola, professore ordinario di Storia e Istituzioni delle Americhe all’Università di Genova, molti contadini inglesi colpiti dalla riforma sulla proprietà terriera, erano stati privati dei loro diritti feudali sulle terre che lavoravano, che furono divise tra i grossi speculatori.

Servi a contratto

Non avendo nulla cui rinunciare in patria, migrarono in America come servi a contratto, vendendosi per un periodo dai cinque ai sette anni, in cambio il padrone pagava il viaggio per mare, il sostentamento per gli anni del contratto e una piccola buonuscita in natura alla fine dello stesso.

I coloni, liberi o servi a contratto, erano così distribuiti: più di centomila nelle colonie del Sud, novantamila circa in quelle della Nuova Inghilterra a nord e altri cinquantamila nelle restanti del centro (New York, New Jersey e Pennsylvania).

Ammassati nelle stive

Di questi, quasi il 10% erano negri delle aree interne dell’Africa centrale, catturati e ridotti in schiavitù dalle tribù della costa, che poi li vendevano ai bianchi europei.

Caricati sulle navi, ammassati nelle stive, incatenati, venivano infine sbarcati nei porti americani, dove venivano venduti e distribuiti nelle varie e grandi piantagioni di tabacco, cotone, zucchero e caffè, sostituendo i servi bianchi a contratto.

Diventare ricchi piantando tabacco

I primi coloni sbarcarono nel Sud della Virginia, a Jamestown, nel 1607, trovandosi nel bel mezzo di una zona paludosa e insalubre.

Qualche anno dopo si misero a coltivare il tabacco e alcuni di essi, col tempo, divennero ricchi proprietari terrieri.

I Padri Pellegrini

Coloro che approdarono al Nord nel 1620, in quella che diventerà la Nuova Inghilterra – che oggi ricomprende pressappoco gli Stati del Massachusetts, Rhode Island e Connecticut -, erano invece i cosiddetti Padri Pellegrini, che avevano praticato il puritanesimo ma si erano poi discostati dalla Chiesa anglicana, fuggendo dalla Gran Bretagna dopo le sollevazioni religiose del XVII secolo.

Un altro gruppo di Puritani, arrivati una decina d’anni dopo, fondò una colonia mercantile in Massachusetts.

Una minoranza diventa oligarchia

I Puritani, sebbene fossero una minoranza rispetto alla popolazione totale, costituirono un’oligarchia e fecero di tutto per imporsi sugli altri coloni.

Alleandosi con alcune tribù indiane, essi cercarono anche di estendere arbitrariamente i possedimenti delle colonie, rivendicando territori in cui vivevano altri nativi, infrangendo così i dettami delle Carte di concessione reali.

Funzionari inglesi per ristabilire i diritti dei coloni

Questo loro atteggiamento fu rappresentato più volte alla Corona inglese dopo la restaurazione, che intervenne prontamente inviando funzionari nelle colonie per ristabilire i diritti dei sudditi inglesi e limitare le iniziative dei Puritani.

Per lo storico Francis Jennings i temi conduttori di queste lamentele erano due: «il fatto che il Massachusetts negasse di fatto la propria sottomissione alla Corona, e il fatto che i governi confederati calpestassero i diritti e i privilegi di chi non era puritano, sia nelle proprie che nelle altrui colonie».

Perseguitati in patria

In patria essi avrebbero voluto riformare la Chiesa anglicana, ma vennero perseguitati da questa e dal sovrano, anche se per un breve periodo, dal 1642 al 1660, in seguito alla guerra civile, riuscirono a prendere il potere sotto la guida di Oliver Cromwell.

Tra i fuggiaschi che ripararono in seguito in America vi erano anche molti nobili, in fuga dopo la ribellione di Cromwell al re d’Inghilterra: essi fondarono altre comunità e, dopo la restaurazione della monarchia in patria, ottennero ampie concessioni.

Una società borghese e una agricola

Per queste ragioni, come arguiva il giornalista Robert Welles, nel Nord si formò «una società borghese capitalistica dedita ai commerci, ai traffici marittimi, all’artigianato divenuto poi grande industria con influenze culturali inglesi e olandesi», mentre al Sud prese vita «una società esclusivamente agricola che avrebbe trovato la solidità economica nella massiccia immissione di schiavi negri per i lavori delle piantagioni, con influenze culturali nettamente spagnole».

Le continue migrazioni e un rapido sviluppo demografico, portarono la popolazione delle colonie a crescere vertiginosamente, arrivando a contare, poco prima della Rivoluzione americana, quasi due milioni e mezzo di abitanti.

Hai letto un estratto da “Dollari, soldati e petrolio” (Tralerighe Libri), Premio 2025 Tralerighe Storia.

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