
Tracce di civiltà scomparse (Cerchio della Luna, 2021) di Simone Barcelli
All’inizio del Neolitico
Gobekli Tepe, il sito archeologico rinvenuto in Turchia ai confini con la Siria, è da far risalire all’inizio del Neolitico.
In questa località l’uomo si dannò l’anima per costruire quello che è considerato il più antico santuario megalitico, frequentato tra l’11500 e l’8000 a.C., con pilastri in calcare del peso di dieci tonnellate l’uno posizionati a forma di T per un’altezza di tre metri.
Centinaia di monoliti ancora sepolti
Una cinquantina di questi monoliti, quelli finora portati alla luce, ma le analisi geomagnetiche segnalano la presenza di centinaia di pietre simili ancora sepolte, sono decorati con incisioni in cui riconosciamo serpenti, tori, leoni cinghiali e scorpioni.
Queste raffigurazioni fanno pensare a un culto sciamanico simile a quello praticato in Mesopotamia.
L’organizzazione sociale
Già all’epoca si disponeva di un’organizzazione sociale capace di erigere strutture monumentali, tanto da suggerire un decisivo cambiamento nelle abitudini del nostro antenato anche se non sono state rinvenute abitazioni, piante o animali domestici.
Eppure negli strati corrispondenti al tempio megalitico si trovano manufatti in pietra, ossa di animali selvatici, semi di piante selvatiche e legno carbonizzato: indizi confortanti per asserire che vi fu un insediamento stabile.
Verso l’8000 a.C. questo importante luogo di culto venne abbandonato, non prima di aver seppellito tutto con cumuli di terra.
Leader carismatici, sacerdoti o stregoni
Il direttore di Archeo Andreas M. Steiner fin dal 2008 è ben conscio delle implicazioni che possono scaturire dalla scoperta del sito di Gobekli Tepe: «Se, come suggeriscono i monumenti di Gobekli Tepe, secoli prima dell’avvento della domesticazione di piante e animali esistevano gruppi di uomini capeggiati da leader carismatici, sacerdoti o stregoni, in grado di organizzare e gestire il potere, allora la nostra idea di come avvenne il passaggio dal Paleolitico al Neolitico deve cambiare radicalmente: l’agricoltura potrebbe essere nata non dalla necessità materiale di fronteggiare una minacciosa crisi alimentare, ma come epifenomeno di un bisogno diverso, quello di ottenere – grazie alla produzione e all’accumulo della nuova ricchezza – uno status sociale da esibire come segno di potere. Potremmo, insomma, trovarci di fronte al primato della politica sull’economia».
Prima della nascita dell’agricoltura
Secondo le risultanze di uno studio sul DNA mitocondriale di strutture filogenetiche “a stella”, la cui evoluzione è indicativa delle dinamiche delle popolazioni, l’aumento demografico della nostra specie in Europa si concretizzò circa tredicimila anni fa, cioè prima della nascita dell’agricoltura.
Questo permette di ipotizzare che dopo l’ultimo massimo glaciale, con un clima progressivamente più mite, i cacciatori – raccoglitori crebbero e si dispersero più rapidamente e la nascita dell’agricoltura, invece di essere causa dell’incremento, fu una conseguenza per il sostentamento. Insomma, quello che può essere successo anche dalle parti di Gobekli Tepe.
La nascita della nuova stella
Il professor Giulio Magli ha suggerito che il tempio di Gobekli Tepe «sia stato costruito per celebrare la nascita della nuova stella», cioè Sirio.
Nel 2017 è circolata con enfasi la notizia che la Stele dell’Avvoltoio, a Gobekli Tepe, proverebbe la caduta di una cometa sul nostro pianeta nell’XI millennio a.C.
L’impatto avrebbe provocato una specie di fine del mondo.
Autorevolezza infima
In un articolo pubblicato dal Mediterranean Archaeology and Archaeometry, una rivista che gode di autorevolezza infima nella comunità scientifica, gli autori sottolineano che l’idea che a Gobekli Tepe ci fossero degli astronomi, nasce dalle sculture in bassorilievo di animali, ma precisano che i serpenti sono esclusi.
Siccome i serpenti non simboleggiano asterismi specifici, non vengono quindi considerati.
La data del 10950 a.C. proposta nello studio è invece coerente con la prima occupazione del sito determinata da datazioni certe ottenute col metodo del C14, fra l’altro suffragate da altre tecniche più innovative.
L’uomo senza testa
La presenza di avvoltoi e del corpo umano senza testa su alcune steli, inducono i ricercatori a pensare che «L’uomo senza testa sul pilastro 43 indica che l’evento ha portato alla perdita della vita».
È una sciocchezza bell’e buona.
Infatti, in tutta l’area dell’Anatolia, c’era un preciso rito funebre che avveniva con il seppellimento sotto il letto, non prima di aver esposto i cadaveri per la scarnificazione da parte degli avvoltoi e la conservazione a parte del cranio che veniva decorato.
Una cultura itinerante
La cultura di Gobekli Tepe e degli altri siti simili della zona si può considerare itinerante, come dimostrano alcuni studi scientifici che hanno determinato come la maggior parte degli europei deve la sua discendenza ai primi agricoltori del Vicino Oriente che, partendo dalle coste dell’Anatolia e percorrendo la Tracia e i Balcani raggiunsero infine l’Europa centrale e occidentale tra 10000 e 7500 anni fa, portando idee e stili di vita.
Hai letto un brano tratto dal libro “Tracce di civiltà scomparse” (Cerchio della Luna, 2021) di Simone Barcelli
