Il primo demo tape dei Rex Inferi realizzato con un Tascam a 4 tracce

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Axeman: Vita di Maurizio Samorì, il chitarrista heavy metal dei Rex Inferi

Axeman: Vita di Maurizio Samorì, il chitarrista heavy metal dei Rex Inferi

L’incontro con Paul Chain

Maurizio conosce Paolo Catena nell’ultimo periodo dei Death SS, poco prima dell’esperienza del “Paul Chain Violet Theatre”.

I due diventano amici e quando i Rex Inferi registrano il loro primo demo tape nel 1984, è proprio Chain a offrirsi personalmente per farlo ascoltare agli addetti ai lavori della carta stampata, visto che all’epoca la band non conosceva nessuno nell’ambiente.

Chain li segnalò direttamente a Beppe Riva, che all’epoca scriveva sulle pagine di Rockerilla, il mensile punto di riferimento per la cultura rock alternativa in Italia.

Il primo demo tape dei Rex Inferi

La realizzazione di questo demo ha dell’incredibile, a riprova che, in quei tempi davvero eroici, non era per niente scontato produrre nastri del genere con mezzi di assoluta fortuna.

Intervenne, infatti, il maestro di chitarra di Maurizio, Massimo Casadei, che prese in prestito un mixer analogico Tascam a quattro tracce su cassetta dell’Orchestra Henghel Gualdi, in cui suonava, trasportandolo da Modena nel capiente bagagliaio della sua Fiat 128 tre porte, fino a casa sua in via Podgora a Forlì.

Mixati alla bell e meglio

Al civico 24 della stessa via, all’interno di un’abitazione rimasta momentaneamente vuota per la morte degli anziani che vi abitavano, i Rex Inferi suonarono tre o quattro pezzi del loro repertorio, che furono così mixati alla bell e meglio.

Un Tascam a quattro tracce

David Sabiu, direttore d’orchestra, compositore e percussionista, dal 1990 è anche il titolare dello studio di registrazione “Savana Studio” a Forlì. Chi meglio di lui può raccontare come avvenivano, in maniera rocambolesca, le registrazioni con un Tascam a quattro tracce negli anni Ottanta?

In un’intervista concessa all’autore, David ha spiegato che in quegli anni «la registrazione e il mixaggio era tutto chiaramente in analogico, poiché i computer ancora non erano in grado di gestire l’audio. Fino al ’95-’97 era tutto analogico, anche se qualche registrazione si faceva con i registratori a bobine digitali della Sony. Se usavi un registratore analogico a quattro tracce, cioè i primi a essere disponibili sul mercato (poi sono arrivati gli otto tracce a metà degli anni Settanta e i ventiquattro tracce dagli anni Ottanta: sincronizzando due ventiquattro, potevi avere quarantotto tracce consecutive), registravi tipo delle chitarre e poi riversavi sul due tracce, registravi le altre due tracce universali per avere lo stereo; poi registravi, per esempio, il basso e una tromba e di nuovo riversavi anche lì. Quindi, la difficoltà era registrare e riversare nelle due tracce che ti rimanevano, là dovevi essere abbastanza bravo a fare già i livelli giusti, se no sbagliavi completamente tutto, perché non c’era modo di avere venti tracce separate con un Tascam a quattro o anche otto tracce. In ogni caso, se usavi un quattro tracce dovevi riversare continuamente quello che facevi e poi, alla fine, registravi le voci e tutto quello che avevi riversato prima, il tutto andava mixato con le voci, quindi era abbastanza complicato. Quando sono usciti i registratori da otto tracce in su, era un po’ più semplice, perché facevi, per esempio, traccia uno e due per la batteria, tre e quattro per il basso, cinque e sei per le chitarre, riuscivi, quindi, a dividere meglio ogni strumento e lo mixavi meglio, in quanto avevi il controllo di ogni traccia. […] Solo negli studi professionali, tipo a Modena o Milano, c’erano già ventiquattro tracce, quindi registravi su ventiquattro tracce e avevi un tutto separato, voci, chitarre, batteria, basso, tastiere, cori, fiati, di modo che quando mixavi controllavi meglio tutto».

Black Sabbath e primi Rainbow

Nel periodo fra il primo demo e il primo disco, come rivela Maurizio in un paio d’interviste rilasciate a Gennaro Dileo e Gianfranco Belisario nel 2005, i Rex Inferi cercano di combinare le atmosfere pesanti ed epiche di band come Black Sabbath e i primi Rainbow con il sound e lo spirito degli anni Ottanta: «Non abbiamo mai dimenticato i nostri maestri pur cercando di essere noi stessi e di avere un sound originale, perché in fondo per chi scrive musica l’importante è la traccia che si lascia, non il modello al quale si somiglia».

Hai letto un estratto dal libro “Axeman: Vita di Maurizio Samorì, il chitarrista heavy metal dei Rex Inferi” (Storie e dintorni, 2026).

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