Speculazioni finanziarie sospette prima del crollo delle Twin Towers

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Dollari, soldati e petrolio (Tralerighe Libri, 2026) di Simone Barcelli

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L’uomo di fiducia di Bush

Paul Bremer, uomo di fiducia di Bush, già presidente della commissione sul terrorismo presso il Dipartimento di Stato, poco prima di essere nominato proconsole in Iraq, presiedeva una commissione che avrebbe dovuto scoprire, e non l’ha fatto, i nomi di coloro che specularono sulle azioni della United Airlines e altre società quotate in borsa, pochi giorni prima dell’11 settembre 2001, conseguendo profitti per decine di milioni di dollari.

Fare soldi scommettendo in anticipo

In sostanza, come spiegava Giulietto Chiesa, “qualcuno” cercò di fare soldi scommettendo in anticipo sul crollo delle azioni delle due compagnie aeree – American Airlines e United Airlines – che sarebbero poi state coinvolte nella tragedia.

Fu la Bankers Trust a piazzare sul mercato azionario un pacchetto di put options di United Airlines, cioè «contratti futures che consentono all’acquirente di fare affari se le azioni stanno per crollare».

Strane operazioni di borsa

Quelle strane operazioni di borsa, come ricostruiva il giornalista Sandro Provvisionato, furono registrate nei giorni immediatamente precedenti l’11 settembre, al Chicago Board Options Exchange:

«Tra il 6 ed il 7 settembre vengono acquistate 4.744 opzioni put della United Airlines. Le opzioni put rappresentano una scommessa sulla possibilità che nell’immediato un certo tipo di azioni subisca un forte ribasso. La cosa funziona così: io vendo titoli che non possiedo, promettendo di consegnarli all’acquirente ad una certa data, perché conto di comprarli quando saranno ribassati […] Il 10 settembre, sempre a Chicago, si verifica più o meno la stessa cosa per le azioni della American Airlines, l’altra compagnia aerea coinvolta nella tragedia del giorno dopo […] Anche la Morgan Stanley e la Merril Lynch, due banche d’affari che avevano la loro sede al ventesimo piano del World Trade Center, e che dopo l’11 settembre subiranno una forte perdita azionaria, devono subire simili speculazioni al ribasso. Tra gli speculatori ci sono due compagnie assicurative, la tedesca Munich Re e la svizzera Swiss Re che avevano tra i loro clienti numerosi inquilini delle due Torri. Sotto attacco speculativo, prima dell’11 settembre, anche la francese Axa, una società finanziaria proprietaria del 25% delle azioni di American Airlines».

Improvvise dimissioni

L’istituto che ha acquistato almeno una parte delle opzioni è l’Alex Brown (banca d’investimento statunitense acquistata nel 1997 da Bankers Trust, dal 1999 filiale della Deutsche Bank), il cui presidente, Mayo Shattuck III, ha improvvisamente dato le dimissioni alcuni giorni prima dell’attacco terroristico.

Il suo vice, Buzzy Krongard, se n’era andato sei mesi prima, transitando tra le file della CIA, dove è diventato direttore esecutivo, rinunciando a un compenso di quattro milioni di dollari annui.

Il mancato rispetto delle leggi

Un altro personaggio legato alla vicenda è Richard H. Walker, all’epoca direttore delle sicurezze dei mercati presso la Securities and Exchange Commission (SEC), l’agenzia che dovrebbe verificare il rispetto delle leggi per evitare manipolazioni del mercato, che un mese dopo gli attentati ha lasciato l’incarico per diventare, guarda caso, consigliere della Deutsche Bank…

Massicci acquisti di titoli

Il giornalista investigativo Eric Laurent scrive di questi massicci acquisti di titoli dell’American Airlines e United Airlines, le due compagnie cui appartenevano gli aeroplani dirottati, pochi giorni prima dell’11 settembre, in un libro inchiesta pubblicato più di vent’anni fa.

Anche il giornalista Thierry Meyssan ha investigato su questi reati di insider trading posti in essere nei sei giorni precedenti l’attacco:

«Le azioni della United Airlines (compagnia proprietaria degli aerei che si sono schiantati sulla Torre sud del WTC e a Pittsburg) sono state fatte precipitare di proposito del 42%. Quelle dell’American Airlines (compagnia proprietaria dell’aereo che si è schiantato sulla Torre nord e di quello che sarebbe caduto sul Pentagono) hanno avuto un crollo del 39%. Nessun’altra compagnia aerea del mondo è stata oggetto di simili manovre, fatta eccezione per la KLM Royal Dutch Airlines. Se ne potrebbe dedurre che forse un aereo della compagnia olandese era stato scelto per un quinto dirottamento. Simili maneggi sono stati osservati per le opzioni di vendita dei titoli della Morgan Stanley Dean Witter and Co che si sono moltiplicate per dodici nella settimana precedente gli attentati. Questa società occupava ventidue piani del World Trade Center. Lo stesso è successo per le opzioni di vendita sulle azioni, moltiplicate per venticinque, del maggiore broker del mondo, la Merrill Lynch and Co, la cui sede sociale si trova in un edificio adiacente che ha rischiato di crollare. E, soprattutto, sulle opzioni di vendita sulle azioni degli assicuratori coinvolti: la Munich Re, la Swiss Re e l’Axa».

La prima a dare l’allarme

La Commissione di controllo delle operazioni della borsa di Chicago è stata la prima a dare l’allarme, poiché ha rilevato che gli insider trading avevano realizzato quindici milioni di dollari di plusvalenza sulle azioni di United Airlines, American Airlines, Morgan Stanley Dean Witter and Co e Merrill Lynch and Co.

Le indagini, prosegue  Meyssan, erano coordinate dall’International Organization of Securities Commissions (IOSCO):

«Il 15 ottobre questo organismo ha tenuto una videoconferenza in cui le autorità nazionali hanno presentato le loro indagini provvisorie. Ne risulta che le plusvalenze illecite ammonterebbero a centinaia di milioni di dollari, rappresentando così “il più grave reato di insider trading di tutti i tempi”». Di fronte a questi accadimenti, l’FBI ha rinunciato a seguire questa pista e IOSCO ha chiuso l’indagine senza alcuna risultanza: «Eppure è facile “ripercorrere” i movimenti dei capitali, dato che tutte le transazioni interbancarie sono archiviate da due organismi di clearing. Potremmo affermare che, di fronte all’importanza della posta in gioco, sarebbe stato possibile forzare il segreto bancario e identificare i fortunati beneficiari degli attentati dell’11 settembre».

Far sparire gli indizi

In sostanza, l’FBI, invece di condurre un’inchiesta criminale, «si è impegnata a far sparire gli indizi e a far tacere i testimoni. Ha sostenuto la versione dell’attacco esterno e ha cercato di accreditarla divulgando una lista improvvisata di pirati dell’aria e fabbricando finte prove (passaporto di Mohammed Atta, istruzioni ai kamikaze ecc.). Quest’operazione di manipolazione è stata orchestrata dal direttore dell’FBI Robert Mueller III. Quest’uomo indispensabile è stato nominato da George W. Bush e aveva cominciato a esercitare le sue funzioni la settimana precedente all’11 settembre. Questa pseudo-inchiesta è stata condotta per istruire un processo equo o per occultare le responsabilità completamente americane e giustificare le successive operazioni militari?».

Hai letto un estratto da “Dollari, soldati e petrolio” (Tralerighe Libri), Premio 2025 Tralerighe Storia.

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